Show, don’t tell


Note sulla tecnica narrativa “SHOW, DON’T TELL”

Questa tecnica consiste nel RACCONTARE piuttosto che SPIEGARE.
Infatti, raccontare non significa dire cosa succede ma farlo vedere al lettore senza esagerare con aggettivi, avverbi, frasi astratte e modi di dire e senza fare un resoconto della scena. Ovvero, come dice la scrittrice Barbara Fiorio, evitando l’effetto pensierino o verbale dei Carabinieri.

Nella pagina successiva vi lascio una brevissima lezione di un’altra scrittrice italiana – Sara Rattaro – per fornirvi ulteriori informazioni riguardo alla tecnica che userete.

SHOW DON’T TELL – Spiegazione di Sara Rattaro

È un‘indicazione ma anche una tecnica narrativa. Una delle più efficaci. Raccontare l’azione è più impattante di rendicontare i fatti, ma se ci pensate è quello che accade nella vita di tutti i giorni. Siamo abituati a giudicare le persone per il loro comportamento. Quando siamo in ufficio c’è qualcosa che ci indica il momento giusto per parlare con il capo. Se lo abbiamo visto entrare con l’espressione cupa, senza salutare nessuno e lanciando la borsa sulla scrivania, andremmo a chiedere un aumento? Probabilmente rimanderemo di qualche giorno. Perché?

Il comportamento del capo ci ha detto qualcosa eppure non gli abbiamo parlato. Non lo abbiamo sentito dire “sono arrabbiato” ma alcune sue mosse sono state inequivocabili. L’espressione cupa, il non aver voglia di interagire con gli altri o di essere educato, l’aver lanciato la borsa sulla scrivania: sono tutti gesti riconducibili a un sentimento che conosciamo tutti, ovvero la rabbia. La cosa bella è che la rabbia potrebbe manifestarsi in mille modi diversi dando ampie possibilità di scelta su cosa raccontare. 

Un altro esempio potrebbe essere quello della menzogna. Sappiamo che quando una persona mente, tende ad assumere atteggiamenti particolari. È agitato, nervoso, fatica a guardare negli occhi l’interlocutore e se vogliamo scavare nella sua psicologia, possiamo analizzare il linguaggio. Chi mente, tende a sottolineare i dettagli – anche quelli inutili – perché ha bisogno di fissare la bugia nella sua testa. 

Da queste poche righe emergono moltissime situazioni da raccontare senza mai specificare che il nostro protagonista, o chi sta interagendo con lui, sta mentendo. Così possiamo creare un dialogo.

“Sei uscito ieri sera?”
“No, sono stato a casa a guardare la televisione, c’erano una serie di programmi noiosi e alla fine sono andato a dormire…”, mentì.

Oppure

“Sei uscito ieri sera?”
“No, sono stato a casa a guardare la televisione, c’erano una serie di programmi noiosi e alla fine sono andato a dormire…”, rispose abbassando lo sguardo a terra.

Oppure

“Sei uscito ieri sera?”
“No, sono stato a casa a guardare la televisione, c’erano una serie di programmi noiosi e alla fine sono andato a dormire…”, rispose assumendo l’aria svogliata di chi fatica a ricordare, evitando di guardarlo negli occhi. 

Oppure

Sei uscito ieri sera?”
“Ieri?”, prese tempo.
“Sì, ieri. Non ti ho visto…”, incalzò fissandolo negli occhi.
“No, sono stato a casa a guardare la televisione, c’erano una serie di programmi noiosi e alla fine sono andato a dormire…” rispose voltandosi verso la finestra.

Possiamo chiamare in causa molte azioni. Immaginate il modo di ridere di una persona e come cambia a seconda che sia a suo agio o innervosito da qualcosa. Questo vale anche per il tono della voce: come parlavate al vostro professore quando vi interrogava e voi non avevate studiato? E quando, invece, eravate certi di avere in testa tutte le informazioni per portare a casa un ottimo voto? 
Sì, anche sull’intonazione si può lavorare molto. Il trucco è quello di trovare i dettagli migliori, quelli più specifici per quello stato d’animo così che sia inequivocabile e riconoscibile. Come fare? 

La risposta è sempre la stessa. Osservate gli altri e anche voi stessi. Tutti ci arrabbiamo, sorridiamo, piangiamo ecc… nello stesso modo. I modi con cui il nostro corpo esprime il suo stato d’animo è sovrapponibile a quello degli altri. 

Pensate alla paura. Cosa fate quando siete spaventati? Scappate? Vi paralizzate o irrigidite? Spalancate le labbra e gli occhi? Gridate? Lanciate quello che avete a portata di mano? Quindi, se vedeste qualcuno fare alcune di queste cose, quanto impieghereste a capire che ha paura? Se siete per la strada e individuate una persona che necessita soccorso, da cosa lo avrete capito? Si porta la mano alla testa? Cerca un appiglio a cui aggrapparsi? Sviene? Grida?


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