Aurora


[VERSIONE ORIGINALE, NON EDITATA] di Francesco Forestiere

Il seguente racconto è stato editato secondo questi punti:
Rosa: errori grammaticali
[sintassi, espressioni scorrette, coniugazione dei verbi ecc…]
Azzurro: errori dal punto di vista della scrittura
[ripetizioni, punteggiatura dialoghi incoerente, tic letterari, sviste stilistiche]
Giallo: questioni tematiche o di coerenza narrativa

INIZIO – Anche oggi sarà una giornata senza di te?
Con questo pensiero tacito la sveglia e mi trascino fino al primo caffè di questo cupo sabato.

Siedo al pc e inforco le cuffie, devo scrivere assolutamente un nuovo capitolo per portare avanti questo progetto. Guardo il cellulare ed è online. Adesso le scrivo. Cosa? Dovrei scusarmi, anche senza aver fatto nulla? Però potrei darle il buongiorno con un semplice “ciao” e vedere cosa accade
E se non accadesse nulla?

Intanto, Word e il suo trattino lampeggiante mi richiama alla realtà. Sì, devo scrivere, concentrarmi sulle cose immediate. E poi, cosa vuoi che sia un semplice “ciao”? Mal che vada non risponderà, però io non voglio succeda, anzi. Vorrei riprendere da dove avevamo lasciato… che poi non avevamo lasciato nulla; era un tutto da vedere, costruire e inventare.

Scrivere: pagina bianca da riempire. Ho tempo fino al pranzo e già sono le dieci. Prendo un foglio di carta e inizio una mappa di concetti, per stringere il campo e andare dritto al sodo.

E squilla il telefono.
─ Pronto, Aurora?
─ Buongiorno. No, sono Gustavo di Telecom, va bene uguale?
─ Ah, non sono interessato.
─ Se preferisci, puoi chiamarmi Aurora e ascoltare la proposta.
─ Non vorrei sembrare scortese, ma il timbro vocale di Aurora è un tantino diverso…
─ Ti passo una collega?
─ Guarda, Gustavo, sei davvero gentile, ma non sono interessato.
─ Allora chiamala, così poi possiamo parlare della proposta di Telecom!

E mi attacca il telefono in faccia. Facile per lui! Non ci sentiamo da sei o sette mesi. Io con i miei casini, lei con mille insicurezze e perplessità. Anche suo padre, con il fucile spianato per farmi qualche buco extra, è stato un valido incentivo.

Dai, un “Ciao, come va?”, mica verrà qualcuno a bussarmi sotto casa. Una frase che si usa con gente che non senti da qualche tempo, come a… mostrarsi interessato. No, nessun messaggio, Gustavo dovrà attendere.

Word, cuffie e scrivere. È imperativo. Però Messenger non può mostrarla online, così non vale… Foglio e matita. Ecco, sento l’ispirazione. Questa sensazione di aver rimandato tutto a chissà quando… Ma questa canzone non è quella che abbiamo ascoltato l’ultima sera? Quella in cui siamo stati chiusi ore in auto con la musica a passarci pensieri e coccole.

E procrastino tutto da quella sera. Rimando – e rimango – in attesa di un messaggio, di una scusa per tornare da lei…E che il padre mi spari pure!
Ci vuole un caffè e di concentrarmi alla tastiera, di non lasciare ancora una pagina bianca, come le giornate che passano oltre ad attendere… E se Gustavo avesse in parte ragione? E se mi togliessi il dubbio in modo da dire di averle provate tutte? Toglierei ogni possibile dubbio, riprenderei tutto da dove ho sospeso per non sentirmi una stupida frase fatta: il brutto cliché di uno scrittore banale.

Adesso le scrivo! “Ciao, vorrei dirti tante cose, ma forse è meglio se mi baciassi per non doversi dire più nulla.” Questa è l’unica cosa scritta su word.
Salvo nella cartella “Aurora”, l’ennesimo messaggio non inviato.


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